Ascoltare l’integrale dei quartetti per archi di un compositore non è semplicemente assistere a una serie di concerti. È un’altra cosa: è seguire come un compositore ridefinisce progressivamente i propri strumenti – la forma-sonata che si dilata fino a spezzarsi, il fugato che da omaggio alla tradizione diventa il principale motore costruttivo del discorso musicale, il tema che non si sviluppa ma si interroga. Beethoven scrisse i suoi sedici quartetti nell’arco di quasi trent’anni – dai primi dell’op. 18, ancora costruiti sulla lezione di Haydn ma già percorsi da un’energia che stenta a contenersi, fino ai tre Razumovskij dell’op. 59, dove il linguaggio si spezza e si reinventa, e poi ancora fino agli ultimi cinque capolavori, scritti in completa sordità, dove la forma quartettistica viene spinta oltre ogni limite immaginabile.
Ludwig van Beethoven
Quartetto n. 3 in re maggiore op. 18 n. 3
Quartetto n. 1 in fa maggiore op. 18 n. 1
Quartetto n. 12 in mi bemolle maggiore op. 127
Quartetto d’archi del Teatro alla Scala
Francesco Manara, Daniele Pascoletti violini
Simonide Braconi viola
Massimo Polidori violoncello
Vivaldi, Puccini, Granados, Albéniz, Debussy, Escaich: nessuno di loro ha scritto per quattro clarinetti, ma è proprio a loro che è dedicato questo programma, interamente costruito sull’arte della trascrizione, per un concerto che porta brani famosissimi della tradizione musicale da uno strumento all’altro, cambiando colore ma mantenendo intatto il loro fascino.
Antonio Vivaldi
Trio sonata
La follia
Giacomo Puccini
Fantasia dalla Bohème
Elaborazione di Antonio Grioli
Crisantemi
Isaac Albéniz
Sevilla
Enrique Granados
España
Rielaborazione su temi vari di Tania Curci
Isaac Albéniz
Tango da “Suite española op. 47”
Claude Debussy
Cortège dalla “Petite suite”
Thierry Escaich
Tango virtuoso
Italian Clarinet Quartet
Giovanni Punzi, Aron Chiesa,
Gianluigi Caldarola, Giuseppe Gentile clarinetti